
il Guggenheim di New York
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[ New York - Agosto 2005 ]
Ciao a tutti, sono reduce da una
bellissima vacanza nella Grande Mela.
Arriviamo a New York, JFK, il giorno 4 agosto, mezzogiorno ora locale.
L’aeroporto non desta particolari emozioni se non quella, positiva, di
trovare subito il bagaglio. Usciti fuori, invece, una sensazione ce
l’ho: CALDO!
Chi mi conosce sa che non sopporto il caldo (deformazione
professionale?) e New York in quel momento era una cosa bestiale.
Comunque, saranno poi altre le sensazioni che prevarranno: New York è
decisamente un luogo particolare, uno di quei posti del mondo che VA
visto, per forza. Io non sono un “cittadino”, tanto meno un
metropolitano, adoro il contatto che si crea nei piccoli centri tra la
gente, adoro girare e salutare la mia gente nel mio paese, fare due
chiacchiere eccetera, quindi in teoria New York mi doveva come minimo
spaventare. Beh, non posso dire che ci abiterei, ma riconosco il fascino
tutto particolare di un posto unico al mondo. Come quando siamo andati
(a proposito, il plurale indica sempre me e mia moglie) a Bryant Park a
vedere il cinema all’aperto: immaginate un parchetto cittadino
circondato da grattacieli illuminati, tanta gente nel prato con un telo,
seduta, che guarda, ride e applaude alle battute di Jack Lemmon e Walter
Matthau ne LA STRANA COPPIA... e poi sentire la mitica sigla del film in
quel contesto... una sensazione irripetibile!
Di più: se vi piacciono i musei,
allora… auguri! Il Metropolitan non è più piccolo del mio paese
(?), il Guggenheim è bellissimo, il Mo.ma è
eccezionalmente bello e ricco, capolavori su capolavori. Soprattutto
colpisce come il livello delle opere, che è altissimo (il più scarso era
Cézanne) continui per un periodo di tempo infinito: ore e ore di Picasso,
Modigliani, Van Gogh, Burri, Giacometti, Kokoshka, Rembrandt e chi più
ne ha più ne metta. Forse è proprio questa serie reiterata di bellezze a
dare il senso della misura della metropoli...
E poi la gente… di tutte le razze, di tutti i colori, di tutte le
religioni, di tutti i redditi, e soprattutto vestite come pare a loro,
tanto nessuno dice loro niente. Puoi trovare una damina dell’800 in
metropolitana e nessuno la guarda (a parte me, ovvio, il neo Totò o il
neo Peppino appena sbarcato in città); tutti peraltro gentilissimi,
pronti a darti informazioni, perfino ad accompagnarti a destinazione, se
possono. Uno human zoo davvero travolgente.
E la musica? Quella che vuoi. Jazz,
blues, musical, Irish (pochino, credevo fosse più diffuso, ma forse non
l’ho semplicemente trovato); soprattutto il teatro, visto che siamo
capitati a vedere il saggio finale degli allievi della scuola di Lee
Strasberg, praticamente l’Actor Studio. Un approccio al teatro che in
Italia veramente ce lo sognamo, tutto molto fisico, intenso come non
mai: bellissimo! E poi, fa un certo effetto vedere un poster con le
firme dei vecchi allievi che rispondono al nome di Robert De Niro, Grace
Kelly, Paul Newman, Marlon Brando eccetera...
Ma dopo dieci giorni, visto il
prossimo collasso nervoso, siamo scappati nel Maine, e il mondo non
sembrava più lo stesso: 25 gradi, foreste di conifere a perdita
d’occhio, oceano davanti, aragoste dappertutto e per tutti; gente
cordialissima, molto spirituale, molto new age, sopratttutto molto ma
molto critica verso l’amministrazione Bush (cosa che abbiamo apprezzato
davvero molto). Ci siamo anche concessi una visita in mare aperto alle
balene, se vi capita non lasciatevela scappare, è un’esperienza unica!
Ritemprati nel corpo e nello spirito, abbiamo fatto un salto a Boston
(molto carina) nel giorno in cui i Rolling Stones debuttavano col loro
tour mondiale: biglietti esauriti da mesi, ovviamente.
Poi siamo tornati a New York un paio di giorni prima di ripartire, il
caldo non c’era più, si stava decisamente meglio; ci siamo concessi
visite all’East Village, quartiere alternativo, e al Greenwich, molti
artisti in giro, carinissimo.
In sostanza una gran bella vacanza,
condita da una settimana insieme a Carlo Gnocchini, fondatore e
tastierista dei Ductia (ricordate?) che per un paio di anni lavorerà là,
all’insegna di ricordi e programmi futuri. Ne saprete di più
prestissimo.
Alla prossima!
Massimo
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