
SOMMARIO
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[ JETHRO TULL – Aqualung ]
Ho letto un’intervista a Ian Anderson,
dove il musicista raccontava come, al momento dell’incisione di “Aqualung”,
il gruppo andò a registrare in uno studio nuovo di zecca, con tutte le
tecnologie più avanzate a disposizione per l’epoca. Bene, nessuno era in
grado di far funzionare lo studio in maniera appropriata e pertanto la
realizzazione di questo album si rivelò difficilissima, tutta a base di
sovraincisioni realizzate con ascolti molto approssimativi. Chissà che
questo non sia davvero il segreto di questo capolavoro che sì, contiene
alcuni brani memorabili come LOCOMOTIVE BREATH o WOND'RING ALOUD, o la
stessa AQUALUNG, ma che, secondo me, ha la sua forza primaria nel suono.
E’ come se tutto il suono dell’album fosse velato da una patina
impalpabile ma determinante, quella patina che solo il tempo nel corso
degli anni riesce a produrre e che inevitabilmente impreziosisce,
conferendo quel che di classico e irripetibile.
Molto significativo, poi,
l’atteggiamento provocatorio riguardo ai testi, polemici nei confronti
della religione e della chiesa, specchio fedelissimo del carattere
istrionico e provocatore del leader (Ian Anderson, appunto), soprattutto
se contestualizzato nel momento storico e culturale in cui il disco è
stato composto.
Va ricordato inoltre che, dopo un periodo iniziale dove la band aveva
esplorato le radici del blues, con questo lavoro Ian Anderson e soci
entrano a pieno titolo nell’universo folk rock con brani come MOTHER
GOOSE o la già citata WOND'RING ALOUD, inaugurando una serie di ballate
acustiche suonate con il capotasto in terza posizione (da qui in avanti,
marchio di fabbrica inconfondibile dei JT insieme alla splendida voce di
Anderson). Soprattutto quest’ultimo elemento, insieme con il modo di
usare il plettro della Martin, è stata una delle influenze riconoscibili
nel mio universo musicale. Sentire, per credere, alcune mie parti
chitarristiche o anche sul bouzouki.
Massimo
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