
SOMMARIO
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[ THE BOTHY BAND – After hours ]
Il negozio di dischi di Galway per
antonomasia è, oggi come nel 1991, Mulligan’s.
All’epoca le mie mani frugavano ansiose di trovare qualche informazione
in più per poter capire e suonare la musica irlandese. Proprio mentre
ero lì, partiva un brano dai diffusori che mi catturò come un
incantatore di serpenti ammaestra le proprie creature. Si trattava di
THE BUTTERFLY, che poi avrei scoperto essere uno dei più famosi brani
dell’intera produzione del’Isola. Quel brano mi introdusse ad un gruppo
che avrebbe segnato in maniera irrimediabile il mio futuro.
Ladies and gentleman, please welcome
THE BOTHY BAND, coacervo di talenti clamorosi: i fratelli MICHAEL
e TRIONA O’DOMHNAIL, MATT MOLLOY (futuro riferimento di flautisti per
generazioni), DONAL LUNNY (che sarebbe poi diventato forse il più grande
produttore di musica celtica e grande suonatore di bouzouki), KEVIN
BURKE (caposcuola di stile violinistico) e soprattutto PADDY KEENAN, da
molti definito il Jimi Hendrix delle uilleann pipes, erede diretto del
gypsy Johnny Doran e uno dei due pipers che mi ha influenzato di più
(l’altro lo scoprirete presto...). Un ensemble assolutamente di
primissimo livello e un sound assolutamente irripetibile per potenza,
precisione e coinvolgimento.
Non perdete nessuno dei loro lavori,
hanno inciso quattro album:
• THE BOTHY BAND
• OUT OF THE WIND INTO THE SUN
• OLD HAG YOU’VE KILLED ME
• AFTER HOURS (live in Paris)
Massimo
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