LA VECCHIA IRLANDA

Ogni anno mia moglie accompagna degli studenti in vacanza studio in un paese britannico per studiare l’inglese: quest’anno li ha portati a Dublino, Irlanda, e nel programma era prevista anche una escursione di un paio di giorni a Galway, da sempre la mia città preferita e luogo dove storicamente ho  sperimentato le più belle sessions della mia vita nel corso degli anni Novanta. Non potevo restare indifferente a tutto ciò: ho caricato nostro figlio, le mie uilleann pipes e tutti insieme abbiamo raggiunto la comitiva.

Come sappiamo tutti la crisi mondiale ha colpito duro soprattutto in Irlanda: beh, si vede. Si vede molto bene. Dublino solo quattro anni fa era una città decisamente insopportabile: piena di gente fino all’inverosimile, sporca, con un traffico da metropoli sudamericana e la gente che non ti guarda neanche in faccia, come da copione. Quest’anno il traffico è quasi sparito, per la strada si cammina molto bene e tutti, compresi gli autisti degli autobus, sono tornati ad essere gentili ed educati. Sembra quasi la vecchia Irlanda, con il suo 15% di disoccupati e dove si viveva  una atmosfera irripetibile anche solo quindici anni fa.

A Dublino ho suonato in due pubs: l’ormai mitico COBBLESTONE, nel quartiere di Smithfield, e il DEVITT’s, a sud di Stephen’s Green. Nel primo sono stato accolto dal gentilissimo proprietario, fratello di NEIL MULLIGAN, celebre piper tradizionale. In dieci minuti mi  ha fatto conoscere decine di musicisti e/o persone collegate in qualche modo alla musica tradizionale: archivisti, collezionisti, insegnanti…una disponibilità davvero incredibile! A seguire musica di ottimo livello e gran divertimento.

Nel secondo ho suonato di nuovo con un banjoista di nome Gerry (non ricordo il cognome) col quale avevo già suonato al Bewley’s cafe insieme ad Antonio Breschi quattro anni prima ed altri bravissimi musicisti tra cui spiccava un giovane suonatore di concertina davvero rimarchevole. Poi, la chicca: una bella versione cantanta di CALEDONIA di Dolores Keane, cantanta da tutto il pub nella quale ho riversato tutto il mio lirismo strappacore da italiano tenore mancato (ehm…) suscitando inevitabili consensi. Per finire un signore anziano si è messo a cantare ed è stato da me prontamente registrato: a breve ve lo farò sentire….

Dopodichè, Galway. Quanto tempo è passato dall’ultima volta? Dieci anni! Mi accorgo che manco da dieci anni dalla città che forse amo di più e che nel corso degli anni Novanta mi ha dato di più in fatto di emozioni. Sono emozionato un bel pò a tornare..                    La città si è allargata a dismisura, ma il centro è rimasto pressochè intatto. Complice l’ARTS  FESTIVAL c’è davvero tanta gente in giro, tra cui il mio amico Daniele Bicego da Pavia, ottimo piper e costruttore di strumenti. Insieme decidiamo di infilarci nel pub del centro per antonomasia, il TAAFFES, dove ci spariamo una bella session a tre cornamuse (presente anche un nerboruto signore locale molto bravo) ed un violino. La particolarità dell’organico rende la session molto particolare, ma quello che più conta è che l’emozione si ripresenta in tutta la sua bellezza.

La magia di certe cose, tra cui la vecchia Irlanda,  per fortuna non è ancora stata distrutta.

O forse la crisi si sente anche a Galway? Giudicate voi…

 

 

 

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